Articolo tratto da www.morningstar.it

Non sempre gli investimenti a gestione attiva convengono.
I fondi sono uno strumento ottimo per diversificare il proprio investimento e si può scegliere se optare per i fondi attivi o per quelli passivi come gli ETF.

Secondo il rapporto semestrale di Morningstar, che misura il tasso di successo dei fondi americani attivi rispetto a quelli passivi, nelle relative categorie di riferimento, i fondi americani attivi starebbero perdendo terreno in favore di quelli passivi.

I fondi attivi americani infatti non riescono ad ottenere rendimenti più alti degli omologhi passivi e pare che tra le ragioni predominanti, ci sia quella dei costi elevati. Più alte sono le spese, maggiore è la probabilità che un prodotto abbia rendimenti deludenti o venga chiuso. I fondi attivi americani, costerebbero di più di quelli passivi e renderebbero di meno.

La principale differenza tra gestione attiva e gestione passiva sta nel fatto che nella prima i gestori cercando di battere il mercato, nella seconda invece, si limitano a replicare un ‘indice sottostante o benchmark. Da qui un notevole stacco in termini di costi che contrappone per esempio fondi comuni e ETF, questi ultimi nettamente meno costosi.

Sono tempi duri per i gestori attivi che da un lato devono fare i conti con i costi (un 2% annuo di costi di gestione rende decisamente più difficile il lavoro al gestore che vuole sovraperformare il benchmark) e dall’altro si scontrano con informazioni ormai alla portata di tutti.

La maggior parte dei fondi si pone come obiettivo indici molto liquidi, con azioni molto scambiate e seguite; per questo tipo di strumenti finanziari l’informazione è immediatamente disponibile a tutti e, trattandosi di mercati molto efficienti, diventa difficile usare questa informazione per battere tutti gli altri gestori e quindi la sovraperformance/sottoperformance è legata al caso. Al netto dei costi di transazione a cui il gestore è sottoposto (a differenza del mercato), diventa quasi impossibile sovraperformare il benchmark sul lungo termine.


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