E’ reato per una azienda disporre di una cassetta di sicurezza all’estero? Nell’ambito della voluntary disclosure bis che sta per essere varata, le somme e i valori depositati nelle cassette di sicurezza potranno essere regolarizzati in Italia, ma i reati non saranno estinti.

Anche la prima versione della voluntary disclosure, il programma di rientro dei capitali tramite condono fiscale, conteneva un capitolo dedicato alle cassette di sicurezza, ma questa strada era stata percorsa da pochissimi evasori.

Per migliorare l’efficacia della voluntary disclosure, le autorità hanno intenzione di inserire anche l’esecuzione di controlli sui trasferimenti di residenza all’estero. Questo perché in passato alcuni italiani avrebbero potuto trasferire per finta la loro residenza all’estero anziché far rientrare i capitali in Italia e perdere parte dei loro averi.

Secondo il governo Renzi a scoraggiare chi voleva partecipare alla prima versione della voluntary disclosure tra i detentori di somme nelle cassette di sicurezza era il fatto che, se spuntavano complicazioni, all’aliquota del 27% andava sommata Irpef, Iva e persino altri contributi vari, per un prelievo fiscale del 90%.

Ecco spiegato il motivo per il quale nella misura è prevista l’ipotesi di proporre due aliquote al 15 e al 35% a seconda del giro che hanno fatto le somme di denaro, ossia se esse sono state prelevate da un conto corrente e poi depositate in una cassetta di sicurezza oppure se si è trattato di contanti trasferiti direttamente in una cassetta di sicurezza, senza passare da un conto in banca (35%).

La procedura così come è stata proposta non annullerebbe gli eventuali reati, come il riciclaggio del denaro, che si vogliono regolarizzare. Il tutto mentre ai più ricchi, vedi i casi recenti di Diego Armando Maradona e Fabrizio Corona, si concedono sconti per facilitare il canale del condono fiscale.

I capitali opachi, verranno segnalati alla Banca d’Italia.


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