In passato i mutui per le banche erano un vero affare che gli permetteva di avere ottimi profitti. Oggi con i tassi cosi bassi e grazie al Decreto Bersani sulle surroghe, le banche devono farsi la guerra sugli spread per poter attrarre
nuovi sottoscrittori di contratto per mutuo. Questo fenomeno economico ha fatto divenire i contratti di mutuo un cattivo affare per le banche che hanno un bassissimo profitto a beneficio dei consumatori che stipulano un mutuo oggi.

I mutui di oggi sono i più convenienti di sempre, al termine della durata di mutuo con un ottimo tasso fisso si restituisce un interesse molto basso e conveniente.

Le migliori offerte che – sia sul fronte del fisso che del variabile hanno sfondato al ribasso l’1 per cento di spread (cioè il differenziale rispetto al parametro preso come riferimento), il denaro che entra in banca è alquanto risicato. E il bilancio rischia di essere addirittura negativo se considerato lungo tutta la durata del finanziamento.

Oggi i tassi sono ai minimi e gli istituti si finanziano quasi a zero, ma la normalizzazione dovrà prima o poi avvenire e allora politiche aggressive come quelle attuali potrebbero rivelarsi controproducenti. Questo spiega perché alcuni istituti abbiano scelto di veicolare i mutui a tasso variabile solo con la clausola floor , che li porta a considerare il parametro base per il calcolo dello spread a zero anziché seguendo l’Euribor a tre mesi.

Hanno scelto questa strada, tra gli altri, gruppo Ubi Banca, Unicredit, Banco Popolare, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank.
La tendenza generale è comunque verso un’ulteriore riduzione degli spread, passati mediamente per i tassi variabili dall’1,2 per cento del secondo trimestre all’1,1 per cento del terzo e per i fissi dall’1,1 per cento allo 0,9 per cento.

Un calo che ormai è giunto a termine. Da oggi il mercato e le banche sperano solo in una crescita dei tassi e anche degli spread.


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