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Italia in fondo alla classifica di competitività

Italia in fondo alla classifica di competitività
L’annuale classifica compilata dal World Economic Forum, che ordina per competitività i vari Paesi del mondo, vede uno sconfitto eccellente: il Regno Unito, unico fra gli Stati in top 10 ad aver ceduto ben due posizioni, dalla sesta all’ottava. Il sorpasso è avvenuto da parte di Giappone (in avanzata di ben 3 caselle) e di Hong Kong. A condurre la classifica sono gli Stati Uniti, seguita Singapore e Germania. In generale, il continente europeo non ne esce benissimo, visto che nelle parti alte della graduatoria ad avanzare sono soprattutto Peasi dell’Asia orientale dell’area del Pacifico: oltre al Giappone, salgono l’Australia (+1 posizione) e la Corea del Sud (+2 posizioni).
L’Italia ha migliorato il suo punteggio di 0,3 punti (su una scala 0-100), non abbastanza per discostarsi dalla 31 esima posizione che vede la competitività del Paese fra quella del Qatar e seguita da quella dell’Estonia: fra le grandi economie dell’Unione Europea, compresa la Spagna, nessuna si trova alle spalle dell’Italia: la Germania è terza, la Francia 17esima, la Spagna 26esima.
Il Global competitiveness index 4.0 “valuta la competitività attraverso i fattori che determinano un
livello di produttività dell’economia, considerata il più importante fattore della crescita a lungo termine”, spiega il rapporto del Wef, “la competitività è generalmente associata con migliori risultati socioeconomici”. I pilastri del punteggio sono 12, fra cui quattro macroaree: Salute, Mercati, Ecosistema, Capitale Umano.
Ecco cosa suggerisce il Wef per l’Italia:

“Per migliorare la sua prosperità, l’Italia dovrebbe dare la priorità alla sua agenda per la competitività e la crescita, corroborando i punti di forza e affrondo le sue debolezze. Tra i punti di forza dell’Italia evidenziati dall’indice ci sono una condizioni per la salute eccellenti (99,2, le seste migliori al mondo), grande dimensione del mercato (79,1, 12esimi), a capacità di innovazione di alto livello (65,8, 22esimi) e buone infrastrutture (83,1, 21esimi). Per massimizzare ulteriormente il suo potenziale di innovazione l’Italia potrebbe espandere ulteriormente l’adozione di ITC, mentre il settore privato dovrebbe essere più aperto a nuovi modelli di business e idee dirompenti e assumere un atteggiamento di assunzione del rischio più positivo. D’altra parte, il miglioramento della competitività dell’Italia dipende principalmente dalla modernizzazione del suo sistema finanziario (64.3, 49esimo) e del settore della pubblica amministrazione (39,9, 107esimo)”.
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