Il 2019 sarà l’anno delle commodity, ecco i settori su cui puntare
Di fronte alle prospettive incerte del mercato azionario, meglio puntare sulle materie prime che offrono per il 2019 rendimenti in rialzo. È questa l’idea di Mark Lacey, Head of Commodities e James Luke, gestore del fondo Schroder ISF Global Gold,che in report diffuso in questi giorni sottolinea:
“Le commodity hanno dovuto affrontare diverse preoccupazioni ultimamente: i timori legati alle guerre commerciali e al rallentamento della crescita globale hanno eroso la fiducia degli investitori. Tali timori non sono facilmente rimovibili. Ciononostante riteniamo che l’outlook per i rendimenti delle commodity nel 2019 sia positivo”.
Ma dove investire?
Settore energetico
Secondo le nostre previsioni – scrive Lacey- l’outlook del petrolio per i prossimi 12 mesi è rialzista, in quanto ci aspettiamo che il mercato torni a restringersi nel 2019. La domanda continua ad essere forte e la spare capacity è ai minimi storici (tranne in Iran). Le compagnie petrolifere internazionali continuano a dimostrare ed esprimere il desiderio di mantenere una certa disciplina nel loro utilizzo del capitale.
Guardando all’America del Nord, riteniamo che le aspettative per la crescita della produzione siano eccessive. I vincoli legati agli oleodotti dei principali giacimenti saranno alleviati solo verso la fine del terzo trimestre del 2019 e la produzione canadese ha iniziato a rallentare a causa del basso prezzo del greggio locale. Anche assumendo una crescita della domanda di petrolio più debole nel 2019 e un significativo aumento della produzione in Nordamerica, continuiamo a ritenere che la domanda sarà eccessiva rispetto alla capacità di produzione dell’OPEC. Il mercato dovrà attingere alle scorte nel secondo e terzo trimestre. Tali mosse dovrebbero spingere il prezzo del petrolio al rialzo, con possibili impennate se i produttori precari, come Libia, Iraq, Nigeria e Venezuela dovessero subire disruption sul lato dell’offerta.
Metalli
Non ci aspettiamo – continua l’esperto – che nel 2019 ci saranno sovraperformance dei metalli comuni, ad eccezione di ambiti specifici che saranno interessati da catalizzatori dell’offerta. Spicca l’alluminio, il cui prezzo è estremamente basso rispetto ai costi e l’ampio deficit probabilmente spingerà i prezzi al rialzo. Sul lungo termine continuiamo a vedere un potenziale significativo per il mercato del nickel, sulla base di una crescita dell’offerta limitata e una domanda solida e in aumento per le batterie agli ioni di litio.
I metalli preziosi al momento sono molto poco popolari. Con il focus sulle problematiche di breve termine, come le posizioni estremamente corte e l’ampio acquisto indiano, i mercati stanno ignorando una domanda importante per l’oro: quando vedremo l’impatto sull’economia Usa dei tassi di interesse più elevati, della crescita più debole dei mercati emergenti e dei mercati azionari e dell’incertezza derivante da una politica commerciale più aggressiva? Se ciò dovesse realizzarsi, l’impatto negativo sulle aspettative di tassi e dollaro potrebbero essere profonde. In tal senso la gestione delle tempistiche è difficile. Sarà necessaria una certa dose di pazienza, ma il 2019 probabilmente vedrà rendimenti che riflettono tale punto di svolta e ciò rappresenterà un catalizzatore positivo per i mercati dei metalli preziosi.
Agricoltura
I fondamentali al momento sono molto diversi all’interno dei cinque sotto-settori agricoli che copriamo. L’incertezza politica  ed economica legata alle trade war e alla volatilità delle valute dei mercati emergenti – continua Lacey nella nota – ha pesato molto sui mercati agricoli. Tuttavia, mercati come quello dei cereali e delle materie prime emergono come esempi positivi, dato che prevediamo che la produzione globale e le scorte continueranno a restringersi nel 2019.
In modo simile, anche i mercati del cotone sembrano promettenti, dato che la domanda per le fibre naturali continua ad essere solida a livello globale, mentre il cotone di alta qualità mostra un’offerta debole. Al contrario, siamo negativi sui semi per i prossimi 12 mesi, in particolare sulla soia.
Infine, i mercati delle soft commodity come cacao, caffè e zucchero sembrano essere vicini alla fine della loro tendenza orso del lungo termine. I prezzi del caffè e dello zucchero sono crollati dal 2011 e ciò riflette l’importanza delle scorte globali. Sebbene manchi ancora un elemento catalizzatore, i rischi di downside sono limitati e rappresentano un’interessante opportunità di investimento di lungo termine.
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