Debito italiano riaccende timori Fmi: “serve tassa su prima casa”
Il Fondo monetario Internazionale lancia nuovo allarme sul debito mondiale, che ha raggiunto picco record di 184mila miliardi di dollari nel 2017, pari al 225% del Pil globale. È quanto si legge nella nuova edizione del Fiscal Monitor del Fmi, che ha corretto al rialzo la cifra del debito stimata in autunno a 182mila miliardi.

Non manca un riferimento esplicito all’Italia, le cui difficoltà di bilancio “hanno riacceso i timori sul legame fra il debito sovrano e il settore finanziario nell’area euro”.

“In Italia spread elevati in modo sostenuto potrebbero pesare sulla crescita, sul bilancio e sulle prospettive bancarie”, con un balzo dei costi di finanziamento che potrebbe avere ricadute su altri Paesi di Eurolandia. Il Fmi sottolinea comunque come l’aumento degli spread italiani, nella seconda metà del 2018, ha avuto ricadute limitate su altre economie dell’area euro con elevati livelli di debito.

FMI propone tassa su prima casa

Entrando nel dettaglio delle politiche del governo italiano, secondo l’istituto di Washington:
“in Italia, la politica fiscale si allenta di un terzo di punto percentuale del Pil, con gli aumenti di spesa legati al nuovo programma di reddito e alla parziale inversione di rotta sulle pensioni con l’allentamento delle norme sul pensionamento anticipato per un periodo di prova di tre anni”.
Tuttavia, per dare una mano alla discesa del debito, l’Fmi propone una tassa sulla prima casa:
“La ricchezza in Italia potrebbe essere tassata attraverso un’imposta di proprietà sulla prima casa”, si legge nel rapporto sul Fiscal Monitor.
Ipotesi immediatamente bocciata dal governo.
 “Tassa sulla casa??? Mai! Stiamo lavorando per togliere, non per rimettere tasse, su case e risparmi degli Italiani. Si vergogni chi propone il contrario” ha detto il vicepremier Matteo Salvini, secondo quanto riporta il Giornale.
Peggiorano le stime sul deficit strutturale
Dal confronto tra le tabelle contenute nel Fiscal Monitor pubblicato oggi con quelle dell’edizione autunnale, emerge che il Fondo si aspetta un deficit del 2,1% quest’anno e non più dell’1,6%, come atteso a ottobre; nell’aprile scorso, il deficit era previsto allo 0,8%. Nell’ottobre 2017, l’Fmi prevedeva un pareggio strutturale dal 2019.
Nella tabella dedicata al “General Government Cyclically Adjusted Balance”, si legge che per il 2020 è atteso un deficit del 3,2%, anziché dell’1,8%. Per il 2021, è stimato un deficit del 3,5%, invece che del 2,1%. Per il 2022, è atteso un deficit del 3,8% e non più del 2,1%. Per il 2023 e 2024, il Fondo si aspetta un deficit strutturale, rispettivamente, del 4% e 4,1%.
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