Brexit: Parlamento boccia tutti i piani B. Si va verso uscita senza accordo
Non solo Theresa May. Anche la Camera dei Comuni sembra incapace di tirare fuori la Gran Bretagna dallo stallo in cui è piombata per la Brexit. La conferma è arrivata ieri con il voto sulle opzioni alternative al piano della premier. Opzioni che sono state tutte bocciate. A questo punto un’uscita del Regno Unito “senza accordo” è divenuta “quasi inevitabile” ha detto stanotte il rappresentante del Parlamento europeo Guy Verhofstadt. Stamattina è convocato un vertice a Londra.
Ma procediamo con ordine. Ieri sono stati votati quattro emendamenti: quello presentato dal deputato Ken Clarke, che invitava il Regno Unito a negoziare un’unione doganale permanente con l’Ue dopo la Brexit,; un secondo, presentato dal deputato laburista Peter Kyle, secondo cui qualsiasi accordo di ritiro deve essere confermato con un referendum popolare; un terzo, presentato da Johanna Cerry, che attribuiva poteri sovrani al Parlamento sul governo e chiede di cercare una ulteriore proroga dell’Articolo 50; il quarto, presentato da Nick Boles, che proponeva la soluzione denominata Mercato comune 2.0, ovvero ‘Norvegia Plus’ e chiedeva (oltre alla libera circolazione) il ritorno del Regno Unito nell’Efta e quindi la permanenza nel mercato unico Ue come tutti i membri (insieme a Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera) attraverso il trattato sullo Spazio Economico europeo (accordi ad hoc con la Svizzera).
Bocciate tutti i piani B, a questo punto appare sempre più probabile che il prossimo 12 aprile la Gran Bretagna lasci l‘Unione europea senza accordo. L’ultima chance per evitare questo scenario, arriverà mercoledì quando ci sarà una nuova votazione.
Intanto Bruxelles, in vista della scadenza del 12 aprile, si appresterebbe a chiedere 10 miliardi di euro al Regno Unito solo per i nove mesi che restano del 2019, in caso di uscita senza accordo. La richiesta sarebbe la condizione per continuare a finanziare i beneficiari britannici di fondi comunitari fino alla fine dell’anno. E’ quanto rivelano fonti europee, dopo una riunione dei rappresentanti dell’Ue a 27 sulla questione. Il contributo netto al bilancio comunitario del Regno Unito per il 2019 è pari a 17,49 miliardi di euro, di cui 7,2 miliardi sono già stati pagati. In caso di “no-deal”, l’Ue rischierebbe di ritrovarsi con un buco da 10,2 miliardi a causa nel 2019.
 
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