Se sei un piccolo risparmiatore e vuoi investire per guadagnare un profitto, la miglior scelta è non investire!
Hai letto benissimo. Investire soldi comporta comunque dei rischi e anche se l’investimento ha un rischio molto contenuto, rimane comunque la probabilità che l’investimento vada male e che tu possa perdere una parte dei tuoi risparmi o tutti i tuoi soldi!

Investire richiede una sufficiente conoscenza del mercato e degli strumenti finanziari o investimenti. Non significa che devi essere un banchiere o un broker, ma devi comunque sapere un minimo di quello che stai per fare con i tuoi risparmi e avere la consapevolezza che potresti avere delle perdite.

Quindi la prima domanda da porsi per la scelta di un investimento è: “Quanto sono in grado di sopportare una perdita? – Quanto al massimo posso rischiare di perdere?”

Generalmente accade che un neo investitore scelga solo azioni o obbligazioni del proprio paese, perchè pensa che conosce solo questo scenario. E’ una scelta non sempre corretta, anzi la miglio scelta è diversificare gli investimenti su tutti i filtri come localizzazione, valuta, comparto etc.

La tendenza a investire gran parte del proprio portafoglio in azioni e debito del proprio Paese, dimenticando il resto del mondo, viene chiamata dagli esperti di finanza comportamentale: La home bias.

Utilizzando i dati forniti dagli indici MSCI net total return in euro su singoli Paesi e aree geografiche, a partire da dicembre 2000 e fino a dicembre 2015, si evidenzia che esporsi ad un solo mercato è estremamente rischioso oltre che poco produttivo.

Un periodo di 15 anni forse non è un arco di tempo lunghissimo, ma è di sicuro sufficientemente esteso per permettere al comparto azionario di “lavorare” a favore dell’investitore.

Un portafoglio investito per metà sull’Italia e per l’altra metà sulle Borse dell’euro è una soluzione decisamente migliore di investire il 100% in un unico mercato.

Un investitore che negli ultimi 15 anni ha investito solo nel mercato italiano avrebbe perso oggi circa il 20%.

Con una scelta diversificata al 50% come indicata in precedenza, avrebbe un profitto di circa 2,5% in 15 anni. Sempre meglio di prima ma decisamente ancora poco interessante.

Se l’investiore di prima avrebbe avuto in portafoglio 40% italia, 40% europa, 30% uk avrebbe potuto avere un profitto di circa 11% in 15 anni.

70% europa, 30% uk avrebbe potuto avere un profitto di circa 26% in 15 anni.
Avere in portafoglio quote del mercato italiano e quote di quello europeo è come avere un doppione. Il mercato dell’Eurozona però è certamente più diversificato e stabile rispetto a quello solo italiano.

Più si diversifica meno si rischia e maggiore la probabilità di buoni profitti.

A questo punto perchè non inserire in paniere anche Wall Street? Vale la pena varcare l’Atlantico e guardare con interesse le grandi multinazionali della tecnologia (Apple, Google, Microsoft, Amazon, Facebook), della old economy (Exxon Mobil, General Electric, Johnson & Johnson) e della finanza (Wells Fargo e Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett).

Limando qualcosa dal precedente portafoglio, con un 30% sugli Usa, un 20% su Londra e metà portafoglio sull’Eurozona, ecco che spinge il rendimento: +2,2% il dato annualizzato e +38,7% quello complessivo.

Aggiungere i mercati emergenti avrebbe poi assicurato ulteriore performance al portafoglio, con una volatilità solo leggermente incrementata: mantenere inalterate le quote destinate a Eurozona e Usa e ripartire quella alla Gran Bretagna in parti uguali su Londra ed “Emerging”, avrebbe permesso infatti di portare al 2,8% il rendimento annualizzato del portafoglio.

La crisi in cui si dibatte da quasi 30 anni circa il Giappone, non garantisce più sprint a questo mercato come negli anni ’80 – anche se una piccola quota in un paniere diversificato rimane importante e aiuta a limitarne la volatilità.

Quanto riportato in questo post è solo una simulazione basata su quanto successo sui mercati azionari nel corso degli ultimi 15 anni: un arco sufficientemente esteso per coprire tutti i possibili cicli di mercato, dallo scoppio della bolla internet all’attentato delle Torri Gemelle, dalla ripresa dell’economia alla bolla immobiliare, dalla lunga crisi finanziaria ed economica che ne è seguita alla ripresa dei mercati azionari degli ultimi anni. Insomma, uno spaccato abbastanza ampio con crolli e riprese che ha permesso di mostrare la solidità e la redditività di un portafoglio diversificato, che si dimostra tanto più performante quanto più è ampio.